THE LONG J

THE LONG J “Raggio Katarana” (Edwood Records, Edizioni De Dieux)
( ed004 / mddx002 – Nov 2011)

>>>  Il Mucchio Selvaggio / 5 Luglio 2013                                                             di Rosario  Sparti

Il momento clou, quello che contiene lo spirito del festival, arriva nella serata del 20 giugno. Sul palco hanno da poco dato fuoco alle polveri gli statunitensi Black Lips. Gli spettatori sono scatenati al ritmo del loro garage pop, un invasato Zac Carper, frontman di quei Fidlar esibitisi poco prima, poga tra il pubblico esibendo energie extraterrestri, quando all’improvviso si sente una voce che urla “Catania, the italian Seattle”. Quel grido proviene dall’ugola di Jared Swilley, leader della band in scena, che enfaticamente evoca il fantomatico mito cittadino degli anni 90. Ecco, penso, in quel momento tutti hanno voluto un po’ crederci. Da questo sentimento, probabilmente ingenuo ma carico di vitalità, è nato quest’anno lo “Zanne Festival”. Un’oasi nel deserto che ha cercato di far rivivere il parco Gioeni, il giardino più grande della città. Un luogo, inaugurato nel 1997, dove una volta si andava a passeggiare con il cane e cercare un po’ di tregua dalla canicola. Un bel giorno invece ha iniziato a trasformarsi nell’ennesima zona di degrado cittadina. A suo modo rispecchia la curva discendente che Catania ha intrapreso con l’inizio del nuovo millennio. Non è un caso che l’indimenticabile “Sonica”, festival che coinvolse band come Coldplay e Skunk Anansie, abbia chiuso i battenti proprio in quel periodo. Qualcosa però sembra essere cambiato. L’area del parco è ben allestita, tanti stand e una programmazione extra a base di yoga, iniziative benefiche e attività per i bambini. Un programma musicale all’insegna del noise, fracassone e gioioso con Black Lips e Fidlar, tendente invece alla rabbia per mano degli Swans e Jon Spencer Blues Explosion. Il compito di aprire i concerti spetta alle band italiane Jaguar & The Savanas, Herself e The Long J, che svolgono egregiamente il loro compito.

A inaugurare le danze ……

http://ilmucchio.it/articoli/musica/live-zanne-festival/

>>>  Gazzettino / 14 Luglio 2013                                                                                    di Alexandra Ieni

The Long J - recensione Zanne

 

 

 

 

 

 

 

 

>>>  Freakout Magazine / 21 Febbraio 2013                                                             di Fausto Turi

Catania, come sanno tutti gli appassionati italiani di musica indipendente, si trova in un luogo imprecisato tra Seattle e Chicago, ed il grunge, il post rock ed il noise sono la sua musica popolare. Da lì giungono i Long J, duo formato da Adolfo Macrì (chitarra, voce) e Marco Riccioli (batteria, voce) che suona noise, blues’n’roll ed una forma piuttosto libera ed hard di post rock con testi cantati in lingua inglese, e ci presenta questo lavoro d’esordio composto da 11 brani per 25’32” molto serrato ed aggressivo, registrato live in studio con dunque un suono molto molto grezzo e sempre uguale a se stesso, e le sporadiche parti vocali in lingua inglese piuttosto in secondo piano rispetto alla chitarra elettrica, che è sempre privilegiata, mentre anche il suono della batteria risulta un tantino penalizzato: “cartonato”, per così dire.
Poco felice nella resa vocale, anche a dirla tutta per qualche limite in questo senso da parte del cantante, il disco è stato registrato da Sasha Tilotta (Three Second Kiss, Theramin) ed ha ricevuto il mastering dal grande Bob Weston (Shellac), e trova i momenti migliori in ‘You and I‘, brano elettrico strumentale ansiogeno contenente virate improvvise e granitiche parti in stile Uzeda, Shellac, poi in ‘Etna‘, un post rock psichedelico rumoroso che fa venire alla mente i Mogwai degli esordi, e l’omonima ‘Raggio Katarana‘ che è un pezzo strumentale fugaziano piuttosto felice. Alcune veloci schegge ammiccano anche al garage blues, ma sempre con discreta personalità. Disco noise che lascia senz’altro la curiosità di ascoltare il duo un giorno anche con una produzione un attimino più varia, senza voler assolutamente svilire o disprezzare la scelta d’immediatezza fatta qui.

>>>  Calabria Sounds Rock / Febbraio 2013  / voto 7.5                                    di  Egondead                                                                                                                                       Da sempre è impossibile prevedere quando o come una calamità si abbatterà nelle nostre vite, che sia di matrice naturale o musicale ha poca importanza, (s)fortuna vuole che ci colpisca sempre e comunque all’improvviso, cambiando spesso il corso delle cose. È il caso dei The Long J, duo catanese che con questo esordio si abbatte sui timpani dell’ascoltatore e sulla penisola italica a gran velocità, un’eruzione di lava skizzoide capace di annientare qualsiasi certezza.

Ma procediamo per gradi, la scuderia The Long J è composta da Adolfo Macrì (Voce-chitarra) e Marco Riccioli (Batteria-voce), già noti per i loro trascorsi in band quali 100% e Spriggan, figli di quella Catania noise che ha dato i natali a band come gli Uzeda.

L’intero disco si presenta come un corpo magmatico difficile d’affrontare, teso a una distruzione che non teme compromessi, sopravvivono in lui i germi ossessivi del post-hardcore più intransigente a metà strada tra Big Black e Shellac e caso vuole che in sala di regia ci sia un certo Bob Weston (basso-chitarra dei sopracitati Shellac), ma il duo non si ferma certo qui accostando alle granitiche fondamenta elementi che spaziano dal punk al post-rock senza dimenticare la didattica sovversiva degli anni settanta, perché si sa, la memoria è alla base di ogni coscienza.

Il disco si apre con Muntagna, un 1:52 che fa da prologo all’intero disco, la chitarra affilata nei riff trascina la batteria in un aggrovigliarsi di suoni e distorsioni che prendono via via la forma di una spirale che divora letteralmente l’ascoltatore. Self è una concettuale unione fra i Cramps e John Spencer che danno vita a un rock’n’roll unto e bisunto sorretto da una sezione ritmica ossessiva che anche qui lascia poco spazio alla libertà. Con Jimi Stevie Ray già dal titolo i Long J strizzano l’occhio alla tradizione seventies dando vita ad un garage-blues con echi di hendrixiana memoria. Segue Drinking too, un intro surf trascinante che sostiene l’intera struttura e accompagna la voce aliena degna del miglior Pierce, il finale precipita in un tripudio noise che fa da tappeto ad una chitarra ruvida e asciutta come da migliore tradizione post-punk. Lo snodo centrale del disco è composto da Sveglia e Warriors, la prima sorretta da un riff figlio della precedente Drinking too, mentre la seconda è completamente puro Albini’s sound.

Con la successiva You and I i siciliani alzano il tiro e anticipano quella che sarà la seconda parte del disco, con l’arpeggio iniziale i due s’insinuano in quella tradizione post-rock figlia di June of ‘44 e Rodan, immersa però nella stagnante sostanza dei Don Caballero. Raggio Katarana è il riassunto di tutto il disco, riff arrugginiti e sbilenchi che si aggrovigliano su se stessi, tappetti di rumore che comprimono l’udito e quell’ansia latente che trascina sul fondo. Con Flash e C’mon ritorniamo ancora una volta sulle sponde del Chicago sound. Chiude il disco Etna, arpeggi trattenuti e rumori di fondo sottolineano quell’inquietudine propria della necessità di vivere, forse un manifesto per una certa condizione di vita comune (il sud), ma anche e soprattutto un atto d’amore e di speranza.

>>>  ACIDI/viola / Dicembre 2012                                                                                  di Acidi/viola                                                                                                                                        The Long J sono siciliani, e si sente. The Long J sono un duo, chitarra, batteria e due voci, e questo si sente un pò meno. Già… si sente meno perchè sono in due ma Suonano come gruppi che hanno tre, quattro, addirittura cinque componenti.                                                                                                                                          C’è da volere bene al duo catanese e al loro Raggio katarana: undici piccole schegge di noise rock, figlio di Steve Albini che in Sicilia (ma diciamo pure in tutta Italia) sembra sempre di casa.
Già dal riff della iniziale muntagna si sentiranno gli Shellac, ma non solo. Si sentiranno i Three Second Kiss e non è un caso, dato che a dare una mano, ad una seconda chitarra, c’è Sacha Tilotta. Si sentirà qualcosa pure dei primi Butcher Mind Collapse continuando ad ascoltare self: una sorta di country-punk sciolto in acidità noise.
Che poi jimi stevie ray è una sterzata violenta su strade hard-rock (i tre nomi nel titolo non sono casuali, ovviamente), addirittura tamarre, per grandi distorsioni e una voce che è un pò così, che si lascia andare. Un buon miscuglio, malato, di blues e rock’n’roll, virtuosismi e rumore. C’è un pò di tutto, per gradire.
C’è anche un blues-punk parlato, che inciampa più e più volte e che degenera in un assolo di punk’n’roll acido: per suonare e far casino, drinking too, alla salute.
Sveglia è un impazzimento grind-punk? O è semplice voglia di continuare ad urlare e fare casino? La seconda scelta è sicuramente la più affascinante. A fanculo la struttura del pezzo, tutto va bene, per sfogarsi su chitarre e batterie.
Warriors inizia come “Pull the cup” dei già citati Shellac (che, più in la, arriveranno anche in c’mon), ma si stringe tra due band italianissime: i So.Lo da un lato e i Supergonzo dall’altro. Urla, movimenti schizzati di chitarra e acrobazie di batteria. Uno dei momenti più alti di un album che cala raramente.
La parentesi strumentale che vi verrà presentata con You and I e raggio katarana alterna pesantezze da non sottovalutare a momenti calmi che affioreranno solo per poco tempo. Sei minuti, in due pezzi, a strappare corde, sfondare amplificatori e spezzare bacchette.
Con flash ritornano in scena i Supergonzo di cui parlavamo prima: sopra un bel riff di chitarra il batterista impazzisce e la voce – a volte – sembra rimanere fin troppo calma. È un pezzo breve, ma devo dire che sulle cose immediate, il gruppo mi piace di più. Senza, però, dover disprezzare la “lunga” e finale Etna: un omaggio geografico, “lento” come una colata di magma, che si muove piano ma che quando arriva – in pochissimo meno di cinque minuti – distrugge tutto ciò che incontra: strade, palazzi, paesi, città, orecchie, strumenti. Tutto.                 È un disco da ascoltare assolutamente, soprattutto se siete affezionati ad un certo tipo di sonorità degli anni novanta. Ve li consiglio vivamente.

>>> Be-Noise / Dicembre 2012                                                                                           di Paolo Noiser                                                                                                                            Noise spigoloso e squadrato,Math-Rock di matrice Shellac e dosi massicce di garage-punk:questi in breve gli ingredienti base presenti nella musica dei The Long J al debutto con il formidabile Raggio Katarana uscito da qualche mese per Edwood Records.                                                                                     La band prende forma dall’ incontro tra Adolfo Macri’(chitarra e voce)e Marco Riccioli(batteria e voce),già membri rispettivamente di  100% e Spriggan,band protagoniste negli anni passati di quella apprezzata scena post-rock e noise catanese che ebbe negli Uzeda la propria punta di diamante. Registrato in presa diretta da Sacha Tilotta(Three Second Kiss,Theramin)e masterizzato a Chicago da Bob Weston (Shellac),Raggio Katarana è un album ad alto tasso adrenalinico,strutturato in 11 tracce  in cui rabbia e genuina attitudine noise(Muntagna,Warriors,Raggio Katarana,Flash,C’Mon)  si scontrano e si confondono con il rock n’ roll piu’ primitivo e viscerale ed urticanti destrutturazioni punk-blues(Jimi Stevie Ray,Self ,Sveglia).Un disco che suona sincero, intenso e spontaneo  nel nome del vero spirito del Rock N’ Roll.

>>>Sonofmarketing/Novembre2012                                                                                   di Nicola Orlandino                                                                                                                          La Sicilia può vantare due realtà discografiche e culturali molto attive e interessanti come la label catanese Edwood Records e la palermitana Edizioni De Dieux che invece abbraccia più campi artistici. Hanno messo insieme le loro forze per la produzione dell’esordio dei Long J intitolato “Raggio Katarana“. The Long J è un duo formato da Adolfo Macrì (chitarra e voce) e Marco Riccioli (batteria e voce), fondatore e curatore di Edwood Records. Nel 2011 è uscito il loro album d’esordio che è stato registrato da Sasha Tilotta (Three Second Kiss, Theramin) e masterizzato da Bob Weston (basso/chitarra Shellac).         Considerata la loro collocazione geografica, il Vulcano può essere proprio la metafora esatta per rappresentare la loro musica: un’eruzione sonora caratterizzata da ritmi indiavolati e generalmente veloci e di impatto immediato. Un Garage-rock rivestito da incursioni rumoristiche, deviazioni punk e uno stile vocale che prende molto dal post-hardcore con toni profondi o urlati e interpretazioni solenne (pezzi come “Warriors” e “C’mon“ne sono la dimostrazione più evidente).                                                                                                        Si comincia subito con la scarica sonora devastante di “Muntagna” che in meno di 2 minuti esprime tutto il potenziale energetico del duo. L’aspetto noise viene amplificato nella splendida cavalcata di “Self”. Echi di blues, che arricchiscono il rock prepotente, sono presenti in  “Jimie Stevie Ray”  che mostra una tecnica notevole e non per questo risulta fra i migliori pezzi dell’album. Questi retaggi si possono risentire anche nella bella title-track “Raggio Katarana” ma che poi prende una direzione diversa con divagazioni post-rock e una dominanza dell’aspetto rumoristico.                                                     Dopo il loop sonoro con sfuriata finale di “Drinking Too”, arriva l’altra cima del disco che è rappresentata da “Sveglia”, un brano di un’irruenza travolgente. Si va verso sonorità più dure e rocciose con “Flash” e  il post-hard-rock di “You and I“. “Etna” conclude l’album con la limpidezza inaspettata della prima parte e il progressivo inasprimento del suono nella seconda.                                                 Un intrigante esordio quello di The Long J che con pezzi privi di fronzoli e inutili allungamenti riescono a mettere su un suono ruvido, esplosivo ed esaltante gestendo al meglio le sfumature rumoristiche e le evoluzioni;  il tutto è il frutto della loro considerevole preparazione tecnica. Un debutto più che convincente.

>>> extra music / 2011                                                                                     di Ida Stamile                                                                                                                                     E’ ruvido frastuono, fragore rugoso è irregolare l’esordio dei The LongJ, band formata da Adolfo Macrì (chitarra e voce) e Marco Riccioli (batteria e voce), già rispettivamente membri dei 100% e Spriggan. Registrato da Sasha Tilotta (Three Second Kiss, Theramin) e con il mastering affidato a Bob Weston (basso/chitarra degli Shellac), ”Raggio Katarana” è una vera esplosione sonora, una miscela di energia che fonde noise e garage, rock aggressivo e distorto, frammenti di punk rivoluzionario diluiti in piccole schegge di post rock rimaneggiato.                                                                                                                               Deviazioni e derivazioni rumoriste accompagnano tutto l’album, mentre i brani risultano incisivi soprattutto dal punto di vista della durata, che non supera mai i tre minuti, ad eccezione della conclusiva Etna.                                                            L’album prende il via con l’aggressiva Muntagna, per procedere con l’energia di Self, con un approccio blues alterato (Jimi Stevie Ray), con la violenza di Sveglia, inseguendo poi le slogature sonore di Warriors, di You and I e l’intensità ritmica della titletrack .Sono infine le digressioni post rock a chiudere il disco con Etna.                                                                                                                                    “Raggio Katarana” è un album sporco, una scheggia impazzita che gioca su buone “contusioni” ritmiche dal forte impatto lo-fi.

>>> Blow Up / n° 168 Maggio 2012
di Fabio Polvani
Dalla serie: duri a morire. Il chitarrista Adolfo Macrì e il batterista Marco Riccioli compongono il duo Long J: in passato hanno fatto parte di Spriggan e 100% ovvero due band nate dall’esplosione di qulla “Catania rumorosa” promossa dietro l’esempio degli Uzeda. Noise era la parola d’ordine e noise continua ad essere. Di quello frantumato, furiosamente contorto e declamato (Muntagna, Warriors, Flash), matematico (la title-track) ma anche “voodoobilly” (Self, Sveglia), shellacchiano (C’mon, micidiale) ma anche hendrixiano (Jimi Stevie Ray ovviamente), contemplativo e tumultuoso (la conclusione Etna). In tutto fanno undici pezzi mediamente cortissimi, in una versione lo-fi più per condizione che per scelta estetica. “Raggio Katarana” è un ripasso di tendenze assassine Touch&Go/AmReptile: un suono, ma soprattutto una mentalità, che alle falde del vulcano non ha mai smesso di ribollire.

>>> Rockerilla / n° 379 Marzo 2012
di Raffaele Zappalà
La favoleggiata Catania rock degli anni ‘90 non ha lasciato un’eredità semplice da spartire. Il chitarrista Adolfo Macrì e il batterista Marco Riccioli, in prima linea nei giorni della “Seattle d’Italia” con 100% e Spriggan, si confrontano con un nuovo presente chiamato The Long J. Registrato da Sacha Tilotta dei Three Second Kiss e masterizzato da Bob Weston degli Shellac, il loro debutto è una scheggia post-hardcore forgiata sugli archetipi del suono di Chicago: il battito alienato dei tamburi, chitarre distorte e contorte, voci schizzate fuori da un nulla senza fondo (Muntagna, Jimi Stevie Ray). La lunga, “tellurica” Etna chiude il disco come una sentenza: la terra, qui al Sud, non ha mai smesso di tremare.

>>> Rumore / n° 241 Febbraio 2012 / voto 8
di Andrea Prevignano
Nel decennio appena passato gli Spriggan e i 100% facevano parte della lega dei furiosi siciliani, esponenti della seconda ondata del postpunk isolano, forse tra i più risolutamente violenti. Ora due musicisti da quei gruppi, Marco Riccioli (batteria, voce) e Adolfo Macrì (chitarra, voce) mettono a segno un album dalla gestazione lunga con il monicker The Long J, che pesta la formula Noise punk di certi gruppi della Crypt (chi ricorda i Revelators o i Bantam Rooster?), fino a farne uscire una fontana di sangue. Tutto è rabbia e noise rock’n’roll trasfigurato dai lividi in Self e Sveglia, mentre nella title track Butthole Surfers e Johnboy si sfidano in una gara di dragster. Registrato live in studio da Sacha Tilotta (Three Second Kiss) e masterizzato da Bob Weston (Shellac) negli ultimi tre anni, Raggio Katarana è un album in perenne distorsione, undici canzoni ad alto wattaggio. Musica per rettili anfetaminici.

>>> Rockshock / Novembre 2011
di Angelo Damiano Delliponti
Sembrerebbe che Adolfo Macrì (chitarra e voce) e Marco Riccioli (batteria-voce) abbiano voluto instillare in questo Raggio Katarana più di un’idea specifica. Vale a dire: è come se ogni brano prendesse forma da uno spunto diverso, o meglio, da un punto di vista peculiare, pur restando sempre fedele alla canzone “rock” e non sforando quasi mai i tre minuti e mezzo – tranne nel caso, chiaramente, dell’ultima Etna (5:04).
Non è un noise “puro”, il loro, piuttosto vicino a dei Jon Spencer Blues Explosions senza Jon Spencer e con i preamplificatori in saturazione costante, diluito poi per mezzo di un’astrazione rumorista in stile Shellac (non a caso il mastering è opera di Bob Weston) e qualche volta con digressioni strumentali accostabili al post-rock.
La coesione c’è, anche nelle (relative) differenze incrociabili lungo l’esordio della band catanese, a partire dallo ‘space-noise’ di Muntagna e proseguendo con: il voodoobilly à-la Gun Club, solo più sporco, di Self, il blues deviato di Jimi Stevie Ray, quello talkin’ di Drinking Too, l’heavy-psych di Sveglia, il noise lampo di Warriors, il math devastante di Raggio Katarana, nonché l’abbandono parziale di tutto questo nel post-rock finale di Etna – pur chiudendosi con una distorsione “definitiva” che va a richiamare le detonazioni precedenti.
Eppure è forse proprio nella produzione che sembra mancare qualcosa. Anche se l’intento poteva essere quello di un lo-fi abrasivo. Ma resta comunque l’impressione che difetti, l’album, di una certa valorizzazione sonora, un non so che di definizione plastica a far emergere le qualità – di cui ne è pieno, R.K. – dalla piattezza “cromatica” che disinnesca le diversità effettivamente presenti.Per il resto, tutto sommato, un grande abbrivo.

>>> Fuori Dal Mucchio / Ottobre ’11
di Francesca Ognibene
“Raggio Katarana” è lo sfavillante esordio fondamentalmente noise/post-rock per il duo dei LongJ di Catania. Adolfo Macrì, chitarra e voce (già nei 100%) e Marco Riccioli, batteria e voce (già negli Spriggan), si erano conosciuti per i rispettivi gruppi ma poi si sono incontrati sul serio, ritrovandosi frequentatori delle stesse arterie musicali. Due veri e propri binari paralleli che alla fine si sono incrociati e le loro simmetrie, sono cresciute insieme e diventate frutto di una corposa propensione rock noise che ci stupisce dall’inizio alla fine. Il disco è stato registrato in presa diretta da Sasha Tilotta (Three Second Kiss, Theramin) per accogliere al meglio la loro essenza. Non poteva essere altrimenti. La comunicativa dei due corpi musicali si regge su basi solide: passione, orecchio e intraprendenza creativa. Il disco da un lato sembra l’intro per l’ascolto della pacatezza del letto di un fiume, ma un oceano di beltà rumorosa è invece in ibernazione, infatti poi esplode e ci piace il loro intento di essere: intensi, scarni, ruvidi, primitivi. “Raggio Katarana” ha tutte le carte in regola per costruire un’impalcatura su cui costruire un palazzo all’interno del quale far vivere le proprie emozioni di rabbia che è il primo sentimento sopraggiunto alle orecchie, ma dietro i passi sgambettanti delle melodie dell’ultimo pezzo c’è il premio finale perché come in tutte le tempeste che si rispettino arriverà il sereno: un nitido noise che volteggerà.

>>> Rockit / Settembre 2011
di Gioele Valenti
Nuovo parto in casa Edwood, rediviva label catanese, molto attiva qualche anno addietro. E’ un disco rumoroso e caciarone, il debutto del duo Adolfo Macrì/Marco Riccioli, entrambi provenienti da incisive realtà siciliane (Spriggan e 100%). Col poco di chitarra e batteria più voci, in una performance quasi live, il duo ricorda feroci esperimenti d’oltreoceano, come The Double, alchimia armoniosa tra hard-rock con venature blues e hardcore vecchia maniera, tra garage al vetriolo e fosche tinte chicagoan. Registrato da Sacha Tilotta (Three Second Kiss) nel 2008 e masterizzato da Bob Weston (già Shellac) nel 2009, il disco è un assunto teorico di ciò che ha significato (e in parte ancora significa) il noise negli anni passati.
Esempi fulgidi (“Muntagna”, “Jimi Stevie Ray”, “You and I”, “Raggio Katarana”) di distorsione albiniana e scrittura matematica, per brani che sembrano uscire dall’ibridazione Uzeda/June of 44, ma anche ricordare Shellac e un’altra mezza dozzina di band che hanno fatto la storia del postrock. Rock dalla derivazione DOC, quindi, senza guizzi modaioli o esangui pulsioni albioniche, e fatalmente un po’ datato. Ma dopo tutto, “It’s only rock and roll”… Elettrizzante, a patto che non si rilevi il limite semantico raggiunto dal genere.

>>> Clap Bands Magazine / Agosto 2011
di Paolo Finocchiaro
Un guizzo sincero, vitale e senza cliché di sorta. Ecco, i Long J. La musica parla d’esperienza e di voglia di riscatto sugli anni tramite la semplice alchimia di chitarra e batteria. Adolfo Macrì (chitarra/voce) e Marco Riccioli (batteria/voce) calcano le scene da parecchi anni con le rispettive band: Plank, New Fast, 100% e Spriggan. Questo malloppo consegnato dal loro passato si ripercuote orgogliosamente nel loro primo lavoro “Raggio Katarana” (2011), quarta uscita nel catalogo Edwood Records. Etichetta gestita dallo stesso Marco Riccioli, e che negli anni ha prodotto con coraggio e determinazione Spriggan, H.C.-B. e Diane And The Shell. “Raggio Katarana” attinge la sua forza dal rock di Chicago e da un garage che ha messo di lato le inquietudini adolescenziali per spararci dritto in faccia il motto: “Siamo ancora qui e più vivi di prima”. Il tutto è stato registrato da Sacha Tilotta (batteria Three Second Kiss) presso lo studio itinerante “Dreams Factory Analog Studio” nel 2008. Nel 2009 ricevono la benedizione del mastering da parte di Bob Weston (basso/chitarra Shellac). Infatti, ma non per caso, Shellac, Uzeda e gli anni novanta aggiornati dagli anni zero sono solo le prime chiavi di “lettura” per un disco che si fa ascoltare quasi tutto di un fiato. Muntagna, Jimi Stevie Ray, You and I, Raggio Katarana ed Etna a parere personale rappresentano alla meglio il comparto dell’album. Tra distorsioni al fil di rasoio albiniane, ritmi cadenzati e d’impatto della batteria: la voce di Adolfo Macrì è tutta lì, tra il suadente e lo schizo irriverente non ti lascia stare, ti vuole. Questo è rock ‘n’ roll, questi i Long J, immensi e potenti come un Etna in eruzione, desiderano il tuo corpo, il tuo sudore e sopratutto il tuo orecchio. Prego, prego, signori avvicinatevi!

>>> DoppioZero / Aprile 2006
di Antonio ScafidiIl Power duo catanese The Longj, ex Spriggan (drums,vox) e 100% (guitar,vox), sospeso tra passato e futuro, sfugge alle logiche dei clichè odierni che di post hanno fatto la loro parola d’ordine e trova invece in un alchimia romantica tra sporco rock’n’roll, surf inteligente e garage la chiave di volta per un sound groovie e sensuale.

>>> La Sicilia / Aprile 2006
di Filippo Bonaccorsi
<<Longj>>, cocktail in musica
Catania si caratterizza quale città il cui fermento artistico è in continua ascesa. E anche per quanto concerne la qualità nonché la varietà delle proposte musicali è indubbia l’esistenza di una sostanziale vocazione alla creatività e all’espressione nelle sue diverse sfaccettature contemporanee.
Fra le innumerevoli proposte si distinguono comunque alcuni artisti i quali, restando fedeli alle proprie peculiarità stilistiche, promuovono una visione della musica quale elemento fondamentale del linguaggio modernista. Per esempio la band “Longj” – Adolfo Macrì (chitarra e voce), Cristoforo Spoto (sex e chitarra), Marco Riccioli (batteria) si differenzia sia per la atipicità della formazione sia per l’originale, densa morfologia compositiva ed esecutiva.
Abbiamo avuto modo di ascoltarli in un noto locale cittadino, in un concerto ove hanno messo in mostra le loro qualità attraverso l’uso, euritmicamente stabile, di alcune fra le “ideologie” che compongono l’universo musicale del rock contemporaneo; il genere dei “Longj” si nutre infatti di linfa estrapolata da concetti post punk, come di blues e di rock, free jazz e sperimentalismo. Ne emerge un genere apparentemente instabile in quanto in continua, perenne evoluzione, dove la frammentazione della materia sonora consequenziale a una cacofonica deflagrazione, viene ricomposto su settori modulistici meticolosamente interrelazionati al linguaggio espressivo fondamentale.

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